LA CITTA' VISIBILE

L'IMMAGINE DI GROSSETO TRA IDENTITA' E TRASFORMAZIONE

Fotografia, mostre d'arte e architettura, concerti, incontri e conferenze

dal 5 al 20 settembre al Cassero Senese e in tutta la città

 

 

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La mostra fotografica al Cassero, organizzata dal Centro di Documentazione per le Arti Visive del Comune di Grosseto (CEDAV), rappresenta l'evento più importante della manifestazione “La Città Visibile”, che giunge alla sua seconda edizione. Oltre alla mostra allestita al Cassero, “La Città Visibile 2009” presenta un percorso di mostre in città (Cassero senese, Chiesa dei Bigi, Saletta CEDAV, sedi delle varie associazioni di artisti), correlate come un'unica “mostra diffusa”, e una serie di iniziative, come seminari con urbanisti e incontri con le comunità degli immigrati, che indagheranno quello che la città di Grosseto comunica e quale idea della città abbiano i suoi residenti.



La mostra al Cassero


Grosseto, Cassero senese, 5 – 20 settembre 2009.

Vernissage: sabato 5 settembre ore 17.

Apertura al pubblico: sabato 5 settembre ore 18.

Orari di apertura: 9,30 – 12,30 e 17 -20. Lunedì mattina chiuso.

Ingresso gratuito.


Artisti: Carlo Bonazza, Federico Borselli, Lucia Cartoni, Carlo Durano, Francesco Minucci, Moira Ricci, Francesco Scamporrino, Lapo Simeoni, Marco Tisi.


La mostra al Cassero vuole documentare, attraverso l’analisi creativa e l’immaginazione degli artisti, le trasformazioni della città di Grosseto e della Maremma negli ultimi anni, con l'obiettivo di colmare quella lacuna che nella esperienza collettiva esiste tra la oleografica e stereotipata rappresentazione di un territorio e la sua realtà “visibile”, in continuo divenire, percepita quotidianamente.


Per Moira Ricci, ospite speciale, La città visibile è rappresentata dalla percezione intima di un territorio privato, di uno spazio abitato e domestico, al riparo dalla città aperta e condivisa da persone sconosciute. Le contraddizioni della città sono evidenziate da Francesco Minucci, che denuncia il ludico nichilismo dei “cittadini postmoderni”, e risolte da Marco Tisi che ritrova nell'ambiguità visiva dei “non luoghi” - citati da Augè - fermenti embrionali di nuovo senso identitario. Più legati alla fotografia documentaria sono i lavori di Carlo Bonazza, che esplora una città metafisica e disabitata lontanissima dagli stereotipi oleografici, e quelli di Lapo Simeoni che, ricollegandosi al celebre stile dei Becher, studia l'anonimia delle nuove costruzioni omologate ai modelli globalizzanti della “città generica”. Francesco Scamporrino trasforma Grosseto in un ambiente irriconoscibile e futuristico, fatto di strutture avveniristiche e luci psichedeliche, mentre nei lavori di Federico Borselli si descrive la comunità liquida delle nostre città. Infine, le fotografie di Lucia Cartoni e Carlo Durano aprono alle suggestioni liriche, cercando di evocare l'intimo rapporto tra lo spazio vissuto della città e il tempo soggettivo della memoria e del sogno.



La “mostra diffusa”:

La Città Visibile rappresenta la mostra col più alto numero di partecipanti che la città di Grosseto abbia mai allestito: ottanta tra pittori, fotografi, illustratori e architetti.

Particolare interesse riveste l'immagine della città intesa come percezione e rappresentazione da parte degli abitanti della forma urbanistica vera e propria, come vissuto delle varie comunità (residenti, immigrati, giovani, artisti..) che stimolano o subiscono la trasformazione, come esperienza di ricerca e di possesso, di costruzione di senso identitario in continuo divenire e mai cristallizzato in formule artificiali, convenzionali e “turistiche”.